Molti cristiani in ogni parte del mondo sono assolutamente convinti che Dio li voglia ammalati e depressi confondendo come volontà di Dio ciò che Egli usa per la sua gloria. La malattia non rientra nella sua volontà, anzi è facilmente riscontrabile che mai Gesù incoraggiò le persone ad ammalarsi, a continuare ad essere depresse oppure a sopportare delle sofferenze fisiche o interiori. I passi biblici che confermano questa realtà sono numerosi tuttavia è possibile esemplificare il tutto citando solo la "lettera di presentazione" di Gesù alla sinagoga:
"Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore" (Lc 4,18-19).
Dio ci vuole sani nello spirito, nel corpo e nell'anima; quindi possiamo affermare che chiedere la guarigione non è andare contro la sua volontà.
Se la volontà di Dio consistesse nel principio che la malattia debba avere il sopravvento su di una persona, allora i medici e le medicine non avrebbero più ragione di esistere, perché andrebbero contro la logica del disegno divino.
Gesù, che significa "Salvatore", "salvezza" viene inviato per liberare e guarire.
Sono infatti molti i brani del Vangelo che ci confermano questa realtà (cfr. Mt 4,23; 8,16-17; 9,10-13; 11,28; 12,15; 15,30-31, Mc 1,32-34; 6,55-56; Lc 5,15; Gv 12,47, ecc.)
Gesù trascorse la vita predicando e guarendo. Non predicava senza guarire né guariva senza predicare, ma esercitava questi due ministeri integrandoli.
Questo accadeva perché si compisse ciò che aveva annunciato il Profeta Isaia: Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori (cfr. Is 53,4).
Gesù condivise il suo ministero di guarigione con i discepoli (cfr. Mt 10,7-8; Lc 10,8-9) e con tutti coloro, di ogni generazione futura, che avessero creduto in lui (cfr. Mc 16,17-18), promettendo di operare prodigi ancor più grandi di quelli da lui operati (cfr. Gv 14,12) mediante l'effusione del suo stesso Spirito.
I discepoli erano persone al seguito di Gesù, che tuttavia non erano nel gruppo degli apostoli perciò essi rappresentano i credenti in Cristo, cioè tutti i battezzati.
A conferma di ciò possiamo verificare nel Vangelo che sono numerose le guarigioni operate dai seguaci di Cristo nel suo nome (cfr. Mc 6,12-13; 16,20; Lc 10,17, ecc.).
Dio ci vuole sani, tuttavia è spesso difficile giustificare tanta sofferenza, dolore, malattia e morte.
Papa Giovanni Paolo II, nella sua Lettera Apostolica "Salvifici Doloris" sul senso cristiano della sofferenza nel mondo, affronta questo problema giungendo, si potrebbe dire, a tre conclusioni a cominciare dal Libro di Giobbe:
"Per quanto ho visto, chi coltiva iniquità, chi semina affanni, li raccoglie"(Gb 4,8).
"Forse che Giobbe teme Dio per nulla? .. Non hai forse messo una siepe intorno a lui e alla sua casa e a tutto quanto gli appartiene? Tu hai benedetto il lavoro delle sue mani, e il suo bestiame abbonda sulla terra. Ma stendi un poco la mano e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia"(Gb 1,9-11). E se il Signore' acconsente a provare Giobbe con la sofferenza, lo fa per dimostrare la giustizia. La sofferenza ha carattere di prova (Salvifici Doloris n. 11).
In ogni caso, quando la sofferenza viene permessa, ha come finalità la gloria di Dio, il proprio bene o quello di un' altra persona.
"né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio" (Gv 9,3).
"questa malattia non è per la morte, ma per la gloria di Dio, perché per essa il figlio di Dio venga glorificato" Gv 11,4).
"una spina nella carne ... ben tre volte ho pregato il Signore che l' allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: ti basta la mia grazia ... "(2Cor 12,7-9).
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